Salve a tutti!
Visto che da oggi sono un membro acquisito di questa grande famiglia, ho pensato di presentarmi subito con un mio post: lo riporto dal mio blog personale per intero, sperando che la lunghezza non sia un problema.
Qualche sera fa Tom ed io siamo andati a vedere "Into the Wild" al cinema e ne siamo rimasti entusiasti: un film molto difficile da realizzare, un'impresa che poteva sfociare nella creazione di un noiosissimo diario-documentario, un pò banalotto e decisamente soporifero. Siamo (scusate il "noi" ma una volta tanto si era d'accordo e bisogna dirlo!) invece, rimasti davvero contenti della resa dinamica e veramente profonda della storia.
Il film racconta l'avventura di un ragazzo che dopo aver preso la laurea decide di fare un viaggio in compagnia soltanto di tante domande sulla sua storia e in generale in cerca di risposte sull'esistenza umana. Complice anche il desiderio ormai soffocante di fuggire da una realtà familiare piuttosto chiusa e piena di menzogne, Chris prende la sua vecchia auto (che ha comprato con i suoi risparmi e che adora) e si mette in viaggio. Una sola è la sua meta, ma sa che per arrivarci dovrà viaggiare molto, fare diverse esperienze, dovrà guadagnarsela insomma. L'Alaska. Lui vuole andare lì, quello è il suo sogno, dimenticare la società in cui è cresciuto, staccarsi dai soldi, dalle cose, dalla famiglia, dalle sicurezze di una vita normale e vivere immerso nella natura, nelle terre selvagge ("the wild", appunto): completamente solo con se stesso.
L'intreccio del film è decisamente un tocco geniale del regista. Penn infatti non si è limitato a raccontare i fatti così come si sono svolti, in un ordine meramente cronologico e statico, ma ha creato una sorta di nuova esistenza, di rinascita del protagonista dal momento in cui sale in quella macchina a quello in cui... eh sì, mica posso dirvi il finale!
In ogni modo la narrazione si svolge in maniera coinvolgente, è ricca di flashbacks, di citazioni di autori importanti (quali Tolstoj, Keats e via dicendo), di didascalie che aiutano lo spettatore a rendersi conto dell'evoluzione della storia.
Insomma, Chris sta fuggendo dalla sua casa e dalla sua identità (durante il suo viaggio infatti si libererà dei suoi documenti e deciderà di darsi un nuovo nome, del tutto singolare: Supertramp). Ma questa fuga, come ho accennato prima, non è dettata solo da un esaurimento nervoso, non è solo la voglia di scappare dalla banalità della vita dei suoi genitori e dal loro affetto spento, ordinario, distante. Non è solo la voglia di stare con la natura, lontano dal mondo civilizzato, da tutto ciò che allontana l'uomo dalla vera essenza delle cose. Quello che in principio spinge Chris verso questa avventura è un desiderio smodato di radicale cambiamento, dettato, in fondo, da una costante sete di Verità. Lui non si fermerà fino a che non avrà trovato la risposta a questa domanda: dov'è la Verità? Ecco la bellezza di questo film: l'essere riuscito a trasmettere questa ricerca che caratterizza forse ogni essere umano. Ognuno cerca la verità, (non voglio fare filosofia da bar, ma solo ritrovare i punti-chiave di questa storia attraverso la più banale analisi della natura del cuore di ogni uomo) ed è spinto verso una ricerca, un cammino. A stare fermi non siamo capaci, o meglio, la staticità ci rende profondamente tristi e ci di-spera (per fare capire che ci toglie la speranza). In fondo, abbiamo sempre bisogno di trovare risposte e ognuno le cerca dove vuole, dove può, dove pensa di trovarle. Spesso i fatti della vita ci portano a un profondo disincanto, e se non abbiamo trovato risposte si finisce per credere che tutto faccia schifo e che niente abbia un senso. Ecco perchè Chris non ci sta. Ecco perchè parte, ecco perchè lascia tutto, ecco perchè cerca la Verità. Lui sa che tutto ciò che lo tiene legato al mondo in qualche modo lo allontana da essa. In qualche modo comprende che la felicità non sta nel possedere la piscina, non sta nella macchina nuova che i genitori gli vorrebbero regalare. In qualche modo capisce, e lo si vede nelle esperienze che fa durante il suo viaggio di preparazione all'Alaska, che la felicità non sta nemmeno negli altri, nei rapporti con le altre persone. O meglio, che quel desiderio di felicità non lo si può riporre nella persona che si ha accanto. Ad un certo punto dice "la felicità è in ogni cosa". Ma non dipende dalle cose stesse, ma da come le guardiamo, da come le affrontiamo.
Verso la fine del suo viaggio preparatorio Chris instaura un rapporto molto toccante con un vecchio che lo ospita per qualche giorno. In lui probabilmente vede la figura di un padre che avrebbe sempre voluto avere, così come il vecchio vede nel ragazzo il figlio che ha perso molti anni prima. I due all'inizio si scambiano battute di sfida, ognuno mette alla prova l'altro e alla fine capiscono che tra loro esiste un'intesa profonda. Il vecchio scopre che Chris nutre un forte rancore verso i suoi genitori, e sentendosi ormai così legato a lui gli fa dono di una piccola ma preziosissima verità: "amare significa perdonare." (Il film è costellato di questi piccoli imput, che a volte sono nascosti, a volte vengono a galla e colpiscono forte nel segno chi guarda.) Il vecchio sa che il ragazzo si porta dentro il vuoto di una mancanza d'amore che l'ha segnato profondamente. Lui sa che tutta questa smania di essere libero, di stare solo, di combattere contro un mondo che sente ostile è in verità una ricerca di amore. Lui sa che non è in Alaska che troverà quell'amore: per questo gli dice "amare significa perdonare": il suo posto è a casa. Il suo posto è la sua famiglia. La sua storia è quella. Gli sta dicendo di caricarsi delle sue cose e di affrontare la sua storia, perchè è lì che troverà l'amore. Ma ogni persona fa il suo percorso e ha bisogno di fare le sue esperienze e di trovare a modo suo le risposte. La meta di Chris è l'Alaska e se c'è una cosa che di certo non manca a questo ragazzo è la determinazione: "se vuoi una cosa devi allungare la mano e prenderla".
Così decide di continuare la sua avventura. Non vi racconterò la fine del film, ma voglio solo concludere dicendo che una volta arrivato alla meta Chris farà molte scoperte. Passeranno diversi mesi, dopo non poche difficoltà, prima che comprenda una volta e per sempre che la "felicità è tale solo se condivisa". Ecco la grande scoperta che determina la fine del suo viaggio, del suo cammino di ricerca. Chris si rende conto che l'uomo da solo non può essere felice. Si rende conto che la sua vita è stata piena di doni, come scriverà alla fine, ma che tutto quello che aveva non aveva senso se non condiviso.
E infine sorge il desiderio di tornare a casa, lì dov'era cominciato tutto, dove era nato il suo rancore. Tornare all'inizio, alla sua identità (tanto che riprende il suo vero nome). Abbracciare quei genitori che gli avevano causato tante ferite. Sorridere e dire grazie, perchè finalmente ha la felicità nel cuore.
Una regia che a me personalmente ha colpito per il suo realismo, attori bravissimi (il protagonista è eccezionale) e una colonna sonora perfetta. Ogni cosa al posto giusto. Un film diverso dalle solite cose che vediamo nelle sale, battute che non hanno niente di teatrale (come ormai capita sempre più spesso) ma che finalmente possono parlare di ognuno di noi, riflessioni di una semplicità e profondità toccanti. Inoltre si tratta di una storia vera, il che lo rende ancora più interessante.
Insomma, se vi capita, vale proprio la pena di andarlo a vedere.